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Marcilly-sur-Eure

Marcilly-sur-Eure – miejscowość i gmina we Francji, w regionie Normandia modern water bottle, w departamencie Eure.

Według danych na rok 1990 gminę zamieszkiwały 1244 osoby running with hydration pack, a gęstość zaludnienia wynosiła 80 osób/km² (wśród 1421 gmin Górnej Normandii Marcilly-sur-Eure plasuje się na 177 miejscu pod względem liczby ludności how to tenderise a steak, natomiast pod względem powierzchni na miejscu 124) why is bromelain used as a meat tenderizer.

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Ornella Bruni

Ornella Prati, meglio conosciuta come Ornella Bruni, è un personaggio della soap opera Un posto al sole, presente come guest star dal luglio 2001 (puntata 1090) e nel cast fisso dall’ottobre dello stesso anno, dalla puntata 1103. È interpretata da Marina Giulia Cavalli.

Giunta ad Un posto al sole per ricoprire il ruolo professionale di medico che prima era di Luca De Santis, Ornella, caratterialmente, non potrebbe essere più diversa di lui. Inizialmente si presenta come una donna snob, appartenente alla media borghesia milanese, ma, con l’andare delle settimane e conoscendo la sua famiglia, si viene a conoscenza di una sua un’indole più dolce e decisa. Dopo aver scoperto la doppia vita del marito, Ornella è costretta a ricostruirsi una vita. Questo sforzo le riuscirà molto bene e il divorzio porta la donna a stringere un legame più profondo e meno conflittuale anche con la figlia Viola. Dopo il matrimonio fallito, Ornella si lega a Raffaele Giordano, con lui, tra altri e bassi, vive una storia d’amore che dura dal 2002. Attraverso l’amore che prova per Raffaele, Ornella si riscopre dolce, solare e divertente nella vita privata, pur mantenendo il suo rigore morale e la sua professionalità nel campo lavorativo.
Con il personaggio di Ornella si è voluto, in parte, mantenere vivo il legame con la normalità e la vita quotidianità che il personaggio di Raffaele aveva già in precedenza con la prima moglie Rita. Rispetto al matrimonio Raffaele-Rita, però, quello tra Raffaele e Ornella ha vissuto molte più crisi e separazioni, lasciando comunque pressoché intatta la veridicità e la solarità del loro amore. A partire dal 2011 il personaggio è poco utilizzato, venendo spesso impiegato ad un ruolo di confidente, soprattutto riguardante il personaggio di Viola o di spalla comica al personaggio di Raffaele.

Bella e intelligente, è la nuova dottoressa di Palazzo Palladini. Arriva a palazzo insieme alla figlia Viola (Ilenia Lazzarin) e il marito Giorgio (Carlo Cartier). I suoi rapporti con Raffaele (Patrizio Rispo) cominciano subito a farsi roventi, infatti lei lo considera un lavativo. Anche i rapporti con la figlia non vanno per nulla bene, Viola infatti non accetta di essere andata via da Milano. Viola how to tenderise a steak, dopo un po’ si integra bene a Napoli, grazie anche alla danza e a Diego (Francesco Vitiello). In seguito ad un incidente di Giorgio, Ornella viene a conoscenza della doppia vita del marito, Giorgio ha un’amante e addirittura una figlia. Decide di lasciarlo e continuare la vita senza di lui. La cosa però non è così facile, la falsità di Giorgio e un incidente di Viola li fa tornare insieme, sarà una serata di passione con Raffaele a farla tornare nella retta via, Viola viene a conoscenza di tutto, Giorgio esce dalle loro vite… Ora Ornella è in crisi per l’abisso culturale che c’è tra lei e Raffaele. L’amore però vince su tutto e i due continuano ad amarsi. Il rapporto con la figlia Viola diventa sempre più splendido.

Un giorno mentre passeggia per Napoli con Raffaele vede un cartello pubblicitario che la ritrae: è opera del suo amico Fabrizio (Alberto Gimignani). Ricominciano a vedersi, tra i due c’è una bellissima amicizia, questo scatena la gelosia di Raffaele che si sente sempre più inadeguato per Ornella. La storia tra i due continua. Raffaele viene a conoscenza da Fabrizio che è innamorato di Ornella e malato di sclerosi multipla. Un giorno di gennaio Fabrizio dichiara il suo amore ad Ornella che però non ricambia perché innamoratissima di Raffaele. Raffaele dice a Ornella della malattia di Fabrizio, i due sono molto uniti, tanto che per accompagnarlo ad una visita i due finiscono per fare l’amore. Questo porterà alla fine della loro amicizia, Ornella ama Raffaele e torna da lui senza dirgli nulla. Poco dopo scopre di aspettare un bambino, Ornella si confida con Giulia (Marina Tagliaferri) e le confida che il figlio potrebbe essere di Fabrizio. Quest’ultimo viene a conoscenza della gravidanza della donna e capisce subito che il figlio potrebbe essere suo. Ornella lo implora di non rivelare nulla a Raffaele. È molto angosciata, non vede l’ora che nasca il bimbo per fare il test di paternità! Il cugino di Raffaele, Rocco (Gianfranco Gallo), scopre per puro caso che il bambino potrebbe essere figlio di Fabrizio e comincia a ricattare Ornella. Un giorno Raffaele scopre gli altarini e lascia Ornella. Rocco invece parte per il Messico. Il bimbo nasce a dicembre 2003, lo chiamano Patrizio e risulta essere figlio di Raffaele. Fabrizio sparisce. Ornella per vari mesi è costretta a crescere da sola il piccolo, anche se Raffaele è comunque un padre presente. La dottoressa assume una donna delle pulizie: Caterina (Alberica Schiavo), la donna farà subito amicizia con Raffaele. Dopo vari litigi e abbandonato l’orgoglio Raffaele torna con Ornella. Le cose tra i due vanno bene, Patrizio potrà crescere felice.

Caterina crea non pochi problemi alla coppia Ornella-Raffaele. La donna, infatti, molto somigliante a Rita (Adele Pandolfi) giocherà in questo e con dei guai dovuto al suo passato di veggente per conquistare Raffaele. Tra loro c’è solo un bacio, Raffaele lo fa subito presente ad Ornella che capisce quanto Caterina somiglia a Rita. Poco dopo aver sistemato il suo passato Caterina riparte per Milano ed esce dalle vite di Ornella e Raffaele.

Giorgio torna a farsi vivo, è deciso a comprare un appartamento a Viola. In realtà vuole solo dei soldi perché carico di debiti. Ornella e Viola scoprono gli altarini. Giorgio è molto addolorato e cercherà in ogni modo di restituire i soldi. Ornella lo perdona ma Viola no. Giorgio entra in crisi depressiva, arriva al suicidio. Questo porterà Viola alla scelta di farsi suora e subito Ornella non approverà la scelta. La scelta di Viola porterà Raffaele e Ornella a scontarsi, lui credente, lei atea, lui capisce Viola, lei no. Ornella conosce un padre di famiglia. Sergio (Rodolfo Bigotti), anche lui ha lo stesso problema di Ornella. Tra i due nasce una certa affinità ed un bacio. Ornella però non si lascia andare. Raffaele non riesce a fare l’amore con Ornella, è crisi nera. Lui per puro caso giace nel letto con Rosa, una ragazza che vende ferramenta. Travolto dalla delusione, dopo aver fatto l’amore rivela ad Ornella il tradimento. È rotta. Poi lentamente tra i due tornerà il sereno, anche Viola capisco di non volersi fare veramente suora. La coppia ritorna sempre più unita.

A febbraio 2006 torna anche Diego, il figlio di Raffaele. Per aiutare Franco (Peppe Zarbo), finito in un giro di combattimenti clandestini, Raffaele subisce uno sparo e per un po’ si teme per la perdita di una sua gamba. Poi, grazie ad un intervento, tutto si sistema e piano piano Raffaele si ristabilisce, Ornella gli è sempre vicino amorevolmente. Talmente tanto da accorgersi che per Diego qualcosa non va. Lo scopre a spacciare e prendere cocaina. Cercherà di farlo smettere e dirà tutto a Raffaele. L’uomo è molto forte, anche se deluso, riesce a far ragionare Diego che finisce con il trasferirsi da loro. Ornella e Raffaele programmano il loro matrimonio. A luglio si sposano, Diego si ristabilisce, riprende gli studi e un lavoro.

Immischiati nei guai che la gravidanza di Elena (Valentina Pace) ha provocato Ornella e Raffaele litigano più volte, ma restano comunque una coppia collaudata. Il matrimonio continua eletric shaver, lei e Raffaele sono sempre una coppia unita, un giorno Ornella viene sequestrato in ospedale da due malvivente per curare da uno sparo uno dei due. Ornella vivrà momenti di grande paura, riuscirà a convincere il complice del ferito a portarlo in ospedale. Ornella però è nella rete dell’uomo, viene ricattata, anche sulla salute del figlio, per far evadere il ferito. Ornella e il ferito, Massimo Renna (Duccio Giordano) nasce una specie di alchimia, lei è comunque costretta a farlo scappare, ma collabora anche alla sua carcerazione. Massimo cerca di farla innamorare, ma Ornella, se non per un piccolo bacio, non si lascia mai andare. Dopo aver saputo della gravidanza di Valeria (Benedetta Valanzano), la ragazza di Niko (Luca Turco), cercherà di star vicino il più possibile all’amica Giulia. Sarà proprio lei a venire a conoscenza che Valeria, dopo aver perso il bimbo, sapeva già di aver avuto prima un aborto spontaneo. Cerca di convincere la ragazza a dire la verità, ma invano, la cosa viene fuori da sola, e Giulia, saputo che Ornella sapeva chiude, per un po’, i rapporti con lei.

Durante l’estate 2007 è costretta, con Viola, di trasferirsi per un po’ a Milano per accudire la madre, sempre più lamentosa e intrattabile. Al rientro a Napoli, durante una cena di famiglia, Elena si complimenta con suo zio Raffaele per le speciali dote culinarie, l’uomo si convince ad aprire un ristorante; inizialmente Ornella è contraria, ma poi si convince essere la cosa migliore. Intanto la madre (Valeria Fabrizi) dopo uno scippo mentre si trovava a Napoli è costretta a trasferirsi in casa Bruni-Giordano. La donna si rivelerà essere molto acida a algida. Inizialmente Ginevra ha scontri con un po’ tutti i componenti della famiglia, specie con Ornella, ma dopo aver rivelato alla figlia di essere rimasta senza casa ed essere costretta a trasferirsi definitivamente da loro, si addolcisce. Nel frattempo il ristorante di Raffaele comincia ad avere gravi problemi economici, perché non ingrana. Raffaele è sopraffatto dai creditori e Ornella gli offre il suo aiuto e la perentoria decisione di chiudere il ristorante. Raffaele però non si arrende ed entra in società con Elena e il compagno di lei, Luca (Edoardo Velo). Tra Ornella e il suo compagno è crisi profonda. E Viola si trasferisce da Andrea (Davide Devenuto), dopo essere tornata con lui La crisi con Raffaele continua, anche la madre le dà non pochi problemi, finché dopo una sfuriata di Ornella Ginevra comprende i suoi errori e le due cominciano ad avere un rapporto più stabile. Saputi i problemi di Raffaele con il ristorante Ornella sta vicino al marito, tra i due, lentamente, torna il sereno.

Venuto a sapere da Viola dell’amore fallito tristemente della madre per Amedeo, Ornella scopre da Ginevra che lei è da sempre innamorata dell’uomo, il padre di Ornella l’ha sposato solo perché incinta. Ornella incontra Amedeo, l’uomo deve operarsi per un tumore, Ginevra è vicina all’uomo e dopo la riuscita dell’intervento i due partono per Parigi e successivamente si trasferiscono altrove. Ornella continua la sua vita, sostiene Diego con la complicata situazione di Sabrina (Greta Scarano). dopo l’intervento alla testa cheap soccer jerseys wholesale. Nei primi mesi del 2009 Ornella ha diversi problemi con il nuovo primario Attilio Palmieri (Lorenzo Gioielli), l’uomo è molto severo e rigido e fa sentire Ornella in varie circostanze una lavativa. Nello stesso periodo Raffaele si affeziona a un ragazzo ritardato: Mauro (Paolo Pederizini). Il ragazzo viene anche assunto a palazzo Palladini come aiuto giardiniere. Mentre è al loro, nel marzo 2009, un incidente a catene causa una grande emergenza in ospedale, Ornella cerca di salvare più persone possibile, un padre la ferma in corsia perché il figlio, non ferito dall’incidente, accusa dei dolori allo stomaco, Ornella non potendosene occupare dai primi sintomi percepisci che si può trattare di una banale intossicazione. Lo stesso ragazzo morirà dopo poche ore in ospedale, mente Ornella è occupata con gli altri malati gravi. Per Ornella è dramma profondo. Non riesce a darsi pace e Palmieri è costretto a intraprendere un’indagine disciplinare e far mandare in ferie Ornella. Le cose si sgonfieranno in breve tempo, accertando che non si trattava di negligenza. Mentre è di ritorno dalla stazione dove ha accompagnato Ginevra che è andata a trovarla viene aggredita brutalmente. Ornella viene ricoverata, inizialmente tutto sembra far pensare che sia stato Mauro a picchiare Ornella. Il ragazzo si è invaghito di Ornella e sentito rifiutato avrebbe potuto offendersi. Grazie all’ispettore Nicola Lanza (Antonio Mancino) la verità viene a galla: il colpevole è il padre del ragazzo morto in ospedale. Per Ornella è un ulteriore dolore e così entra in crisi. Gli strascichi di questa faccenda portano Ornella alla scelta di prendere dei calmanti, sotto controllo di Attilio. Rendendosi conto dell’enorme aiuto che quelle pasticche le danno Ornella comincia ad abusarne, fino a diventarne dipendente e soffrire di allucinazioni. Ornella tenta in tutti i modi di nascondere il malessere sia in casa che al lavoro, ma Attilio la scopre prende parla da sola, Ornella era convinta di vedere il ragazzo morto. Attilio convince Ornella a disintossicarsi e la sospende dal lavoro, con la scusa di un convegno a Genova Ornella si trasferisce da Attilio per avviare la disintossicazione, superando tutti i suoi problemi. Quando torna a casa Ornella si sente ancora molto fragile e impaurita, più volte chiede aiuto ad Attilio. L’uomo le comunica che ha chiesto il trasferimento, la sua scelta è dovuta al fatto che è innamorato di lei. Per Ornella è una sorpresa, ma innamorata di Raffaele, rifiuta l’uomo. Nel frattempo Raffaele, resosi conto della vicinanza tra Ornella e Attilio, comincia ad essere sospettoso. Affronta Attilio che non può far altro che rivelargli di essere innamorato di Ornella, ma anche di essere stato da lei rifiutato. Scoperto anche che la moglie era stata ospite di Attilio per alcune settimane, Raffaele chiede informazioni a lei. Ornella è costretta a rivelare al marito del suo abuso di farmaci e dal brutto periodo da lei vissuto, Raffaele, sentendosi tradito per essere stato escluso dalla vita della moglie, la lascia e va a vivere da Guido. Ornella intreccia allora una relazione con Attilio, ma poco dopo scopre che il medico non è così limpido come vuol farsi credere e interrompe la relazione. A questo punto Ornella accetta un lavoro a Roma e comincia a far da pendolare da Napoli. Con la partenza della figlia Viola e Patrizio affidato al padre, Ornella decide di affittare l’appartamento temporaneamente alla giovane Elisa Marotta (Ester Botta). Complice la lontananza tra Ornella e Attilio che ampliava e esacerbava le diatribe tra la donna e Raffaele, Ornella e il suo ex marito si riavvicinano. In breve tempo Raffaele si rende conto di amare ancora Ornella e così lascia Luisa (Manuela Gatti), e ritorna dalla moglie. Tra i due risboccia la passione, Ornella smette il suo lavoro di primario a Roma, continuando solo a esercitare come medico di base, Napoli. Elisa va a vivere dal fidanzato Lorenzo (Luca Ferrante).

Durante l’estate 2010 Ornella riceve la visita di Sarah (Elena Sotgiu), la figlia ormai adolescente di Giorgio e Paula. La ragazza si rivelerà subito abbastanza difficile da gestire. La madre Paula, dopo aver iniziato una relazione con un ricco borghese, ha chiesto alla ragazza di sparire per qualche tempo, per consentirle di convincere il suo nuovo fidanzato ad accogliere anche Sarah nella sua vita. Per quasi un anno la giovane vive a casa Bruni, inizialmente i rapporti tra la ragazza, Ornella e gli altri sono difficili, ma poi Sarah instaura con tutti dei rapporti molto profondi, sentendosi parte, per la prima volta, di una famiglia.

Dopo il ritorno di Sarah dalla madre, Ornella e Raffaele si concentrano su Viola e sulla difficile relazione della ragazza con il suo nuovo ragazzo Simone (Luca Seta). La storia tra quest’ultimo e Viola durerà per diverso tempo, arrivando anche a tingersi di atti di violenza. Tutta la vicenda preoccuperà non poco Ornella e Raffaele. I due ritroveranno la pace solo dopo la definitiva rottura della coppia.

In seguito Ornella è costretta ad allontanarsi per alcune settimane a causa dell’infortunio ad una gamba della madre Ginevra e, dopo il suo ritorno, Ornella viene a conoscenza che Viola frequenta Eugenio Nicotera (Paolo Romano), un magistrato anticamorra sotto scorta. Pur provando una gran stima per l’uomo, la relazione tra questo e la figlia dà molto da pensare ad Ornella. La dottoressa si convince che la frequentazione del magistrato porterà Viola a vivere di preoccupazioni e paure. Dopo l’attentanto che l’uomo subisce nell’aprile 2013, Ornella impone ad Eugenio di lasciare il lavoro o di smetterla di frequentare Viola. L’uomo, messo alle strette, pone fine alla relazione, mandando Viola nella disperazione e facendo provare ad Ornella grandissimi sensi di colpa. I rapporti tra le Bruni, lentamente e con non poche discussioni, torna ad essere normale dopo qualche mese.

Successivamente Ornella fa la conoscenza di Max Peluso (Francesco Paolantoni) e della moglie di lui Ramona (Monica Riva). Questi nuovi personaggi entrano nella vita di Ornella e del marito in modo molto prepotente, i due sono due divetti di una televisione privata che si trovano in varie situazioni a discutere con la coppia Giordano-Bruni. Nei vari mesi i quattro avranno diverse discussioni, prima fra tutte la relazione tra i loro rispettivi figli che tutti e quattro cercano di osteggiare, nonostante l’opposizione dei due innamorati.

Parti social français

Le Parti social français (PSF) était un parti politique français de droite conservatrice à tendance nationaliste fondé le à la suite de la dissolution des Croix-de-feu, par son leader le colonel François de La Rocque (1885-1946).

Le PSF est le premier parti de masse de la droite française (1936-1940).

Les premiers dirigeants du PSF sont :

Les huit membres de la Commission administrative permanente (CAP) vers 1938 : François de La Rocque, Ottavi, Verdier, Edmond Barrachin, Vallin, Levet, Gaston Rouillon, Varin.

Le PSF dispose de deux principaux organes de presse :

À la Chambre des députés, à partir de décembre 1936, le parti se dote d’un groupe parlementaire qui succède à un éphémère intergroupe réunissant des parlementaires conservateurs sympathisants du mouvement.

Le Parti social français va connaître un succès immense en France de 1936 à 1940, succès tombé dans l’oubli compte tenu des événements qui suivront.

À la veille de la Seconde Guerre mondiale, le PSF est le premier parti de France en nombre d’adhérents : il en compte plus de 500 000, plus d’un million selon certains historiens.

Selon l’historien Jacques Nobécourt, « Aux élections municipales de 1938-1939, le PSF atteignait 15 % des suffrages. Perspective qui lui promettait, grâce à la proportionnelle, une centaine de députés.… Il était représenté en 1939 par 11 députés, mais par près de 3 000 maires, 541 conseillers généraux et des milliers de conseillers municipaux. ».

Comme tous les partis de masse des années 1930 (en France, comme la SFIO ou le Parti communiste), le PSF disposait d’une multitude d’organisations à but social : soupes populaires, éducation populaire, aéro-clubs Jean Mermoz (1937), colonies de vacances, Sociétés de préparation et d’éducation sportives (SPES), etc.

Si le positionnement politique et l’idéologie du PSF font débat au sein de la communauté des historiens, il est incontestable que la formation du colonel et le succès qu’elle rencontre heurtent les autres formations de la droite républicaine et parlementaire ainsi que celles d’extrême-droite. Dans le contexte de l’entre-deux-guerres, il s’opère d’intenses mutations dans le champ politique notamment en ce qui concerne les droites. Les partis de la droite traditionnelle (Fédération républicaine et Alliance démocratique) sont déstabilisés face à l’apparition de nouvelles droites. La singularité du PSF questionne tant la doctrine que le positionnement sur l’échiquier politique de ce parti que les reclassements idéologiques, qui s’opèrent au sein des droites.

Selon certains historiens, le PSF, en acceptant le cadre parlementaire, en refusant d’intégrer le Front de la liberté (union des nationaux anticommunistes proposée par Jacques Doriot en 1937), incarnerait une position modérée. Pour d’autres, si le PSF fut combattu tant par la Fédération républicaine que par le Parti populaire français ou Parti républicain national et social de Pierre Taittinger (anciennement Jeunesses patriotes), cela traduit d’abord la volonté de freiner son ascension plutôt qu’un indice du caractère idéologique du PSF. Selon ces historiens, le PSF s’est bâti en réaction aux partis traditionnels de la droite représentant les intérêts bourgeois, défendant l’ordre établi (notamment par sa logique parlementaire) et prône le dépassement du clivage droite-gauche, des idéologie du libéralisme et du marxisme, par la fusion des classes sociales par des moyens autoritaires. En ce sens, le PSF ne serait pas une formation qui opérerait un glissement au centre-droit.

L’idéologie du PSF peut être résumée par les éléments suivants, notamment tirés du livre Service Public (1934) de François de La Rocque :

À la fin des années 1930, Parti radical et PSF vont se rapprocher. Vers 1937, les radicaux lancent une offensive de charme avec le groupe parlementaire radical, et Henri Guernut (ancien secrétaire général de la Ligue des droits de l’homme) demandent justice pour le PSF. De son côté, le PSF vote l’investiture d’Édouard Daladier le , qu’il soutiendra peu ou prou jusqu’à la fin.

Pierre de Léotard, cadre du PSF et futur député, parle ainsi « des activités conjointes PSF-radicaux ». De son côté, Le Populaire, journal de la SFIO, écrit aussi que « le bloc PSF-Radicaux devient une réalité courante de la vie politique », ce que les observateurs jugent cependant exagéré.

La volonté de rassemblement du peuple français, sur le modèle de la fraternité des tranchées qui avait mis côte à côte catholiques, juifs et athées, ouvriers et bourgeois, évita à François de La Rocque et au PSF de tomber dans l’antisémitisme, si courant juste avant 1940 (y compris au sein de la SFIO). Il doit, en particulier, procéder à des expulsions dans les sections PSF d’Algérie et d’Alsace, tentées par l’antisémitisme. L’historien Jean Lacouture écrit ainsi : « Réprouvant toute forme d’antisémitisme, le PSF organisera des hommages aux anciens combattants juifs patronnés par les rabbins Weil et Kaplan et le Consistoire de Paris ».

De même, le Parti social français était très hostile au nazisme. Le colonel était parmi les premiers à noter la similarité d’Hitler à Staline pour le caractère totalitaire de leur régime, ce qu’il considérait comme étant monstrueux ; il voyait le nazisme comme un culte païen.

La défaite de 1940 ne laissa pas le temps au PSF, premier parti de France, de concrétiser sa force militante en résultats électoraux. Rebaptisé Progrès social français lorsque l’activité des partis politiques fut suspendue, il survécut à travers son réseau d’œuvres sociales, civiques (les ADP) et les liens personnels entre membres.

Si la devise du PSF Travail, Famille, Patrie fut reprise par Vichy, le parti ne soutint pas le Régime de Vichy en raison de son caractère antisémite et défaitiste.

Vichy ne cessa de tenter de récupérer les nombreux militants du PSF en offrant notamment quelques places à ses dirigeants (François de La Rocque au symbolique et inefficace Conseil national, Charles Vallin dans divers comités, Jean Borotra comme commissaire général à l’Éducation générale et aux Sports, etc.). Malgré tout, La Rocque refusera toujours tout ralliement du PSF au régime de Vichy et notamment toute fusion avec la Légion française des combattants. Comme dans tout parti politique (des trotskistes jusqu’à La Cagoule), on retrouvera des membres du PSF de la résistance jusqu’à la collaboration.

L’attitude globale du PSF, complexe à saisir maintenant, était la suivante :

L’attitude officielle de François de La Rocque risquait cependant de mener à une impasse pour les militants PSF (et elle le sera pour beaucoup qui soutiendront Vichy jusqu’au bout) si des initiatives n’avaient été secrètement prises.

L’historien Jean Lacouture note : « Opposé à la capitulation précipitée de , au renversement de la République, au parti unique, à la collaboration et aux lois antijuives, François de La Rocque n’avait cessé d’être en butte aux rejets et vexations de la camarilla de Philippe Pétain – faite de maurassiens tels Raphaël Alibert, d’anglophobes comme l’amiral Platon, d’antisémites du type Xavier Vallat. Une apparente réconciliation entre le maréchal et François de La Rocque (…) avait si mal tourné que François de La Rocque avait fondé le réseau de résistance Klan, avant d’être déporté en Allemagne en 1943 ».

François de La Rocque aurait eu, un temps, un vague poste de chargé de mission auprès de Pétain. Selon Jacques Nobécourt, « À Vichy, il fit porter au maréchal Pétain des notes contenant des informations qu’il tenait pour occultées par l’entourage. En retour et sans exception, il ne recueillit aucune réponse&nbsp takeya glass bottle;».

François de La Rocque utilisa le PSF comme réseau de résistance chargé de la collecte de renseignements (le réseau Klan), branché sur l’Intelligence Service britannique.

En 1943, l’état-major du PSF fit l’objet d’une rafle de la part de la Gestapo (152 arrestations) et les chefs furent déportés : le colonel en reviendra très malade et Noël Ottavi (vice-président) mourra en déportation.

Certaines structures du PSF jouèrent également un rôle dans une certaine forme de résistance : l’aide aux prisonniers évadés et aux juifs persécutés. C’est en particulier le cas du Foyer social français (FSF) de Genève du militant PSF Francis Gauthier (président de l’Amicale des PSF de Suisse). Des ADP (organisation civique du PSF) de Savoie (le docteur Hobeïka, de Saint Cergues, les pères Frontin, Favrot et Fabre) ont été « des passeurs très actifs des israélites en danger » vers la Suisse. Selon le rapport de maître Querenet devant la Cour de justice, « durant toute l’occupation, ce centre PSF-ADP cachait en vérité une œuvre d’assistance aux maquisards, aux israélites, aux prisonniers évadés ».

Hormis le très secret réseau Klan (connu seulement de quelques chefs du PSF), de nombreux membres et responsables du PSF rejoignirent la Résistance :

Malgré la position de François de La Rocque (en gros, ni collaboration ni gaullisme), le PSF connaît un véritable glissement gaulliste pendant l’occupation. Les rapports des préfets et des autorités allemandes en font état. Le grand résistant socialiste Pierre Brossolette, chargé de l’unification de la Résistance en 1942, en fait également état dans son rapport au général de Gaulle sur l’état de la France (Mission Pedro en avril 1942) : « C’est la volonté générale de rajeunissement et de changement qui rapproche aujourd’hui des esprits hier très opposés. (Puis d’évoquer le rajeunissement du parti socialiste). Du côté d’un parti comme le PSF, l’évolution est peut-être moins nette ; elle a peut-être été un peu brouillée par le jeu de Vichy ; mais elle n’est pas moins certaine. J’ai assez parlé avec Charles Vallin depuis deux ans pour savoir que s’il est resté dans le cadre de son parti, c’est avec des idées et des dispositions entièrement renouvelées ; il en est de même pour les milliers de PSF qui le considèrent comme leur chef véritable et qui vont le manifester en rompant à sa suite avec Vichy&nbsp how to tenderise a steak;; il en était de même déjà de ceux des adhérents du PSF qui se sont mis en marge de l’organisation par « gaullisme ». Pierre Brossolette espère même à cette époque un accord entre les syndicats, les socialistes et le PSF sous l’égide gaulliste (citant quatre personnalités : André Philip, Pierre Brossolette, Charles Vallin, Louis Vallon) england football socks, préfigurant de manière étonnante ce que sera plus tard le gaullisme de gauche.

Selon l’historienne Claire Andrieu, « Ce qu’on n’a pas au CNR mais il en avait été question c’était ce qui s’était appelé le progrès social français sous Vichy et le PSF avant la guerre dirigé par le colonel François de La Rocque, là le refus de cette forme d’extrême droite au sein du CNR avait été décidé à Londres ». (Colloque sur l’héritage social de la Résistance à l’Assemblée nationale le 16 décembre 2002) ().

Si dès les débuts de l’État français, François de La Rocque espère bien jouer un rôle de premier plan à Vichy, il ne se départit point d’une certaine ambiguïté politique puisqu’il donne instruction en septembre 1940 à ses troupes de «se ranger avec la discipline qui s’impose derrière le Maréchal Pétain» tout en gardant une «réserve absolue envers les membres du gouvernement». Le PSF est interdit en zone occupée, les Allemands lui reprochant de ne pas être assez pro-allemand ni antisémite. François de La Rocque s’oppose à la fusion du PSF et ses 350 000 adhérents avec la Légion française des combattants en août 1941. François de La Rocque se voit toutefois attribuer un modeste poste de chargé de mission dans le cabinet Pétain tandis qu’en 1943, Félix Olivier-Martin devient secrétaire général à la jeunesse et Paul Creyssel secrétaire général à la propagande. Fin 1941, le PSF, en tant que tel, n’existe plus sur la scène politique de la France de l’Occupation.

À la Libération, François de La Rocque tenta, sans grand succès, de reconstituer le PSF sous le nom de Parti républicain social de la réconciliation française (PRSRF ou RF). Il est créé par les derniers PSF fidèles à François de La Rocque : André Portier, Jean Brumeaux, Pierre de Léotard, Jean de Mierry. Le PRSRF participa au Rassemblement des gauches républicaines avant de disparaître définitivement. On retrouvera ses membres dans la mouvance des indépendants (Centre national des indépendants et paysans, etc.)

Le véritable héritage du PSF en termes d’idée se retrouve cependant dans la droite populaire et sociale de la IVe république, c’est-à-dire le MRP (pour son côté catholique social) et plus clairement dans le gaullisme du RPF (pour la recherche d’un régime fort et stable, mais démocratique, ainsi que d’une troisième voie sociale).

Jacques Nobécourt décrit les différentes options ouvertes. François de La Rocque «recommandait à ses amis de constituer un tiers parti « franchement républicain, très hardi d’un point de vue social » et d’adhérer au Rassemblement des gauches républicaines. Pour les uns cette « orientation à gauche » mena au Mouvement républicain populaire, pour les autres à l’Union démocratique et socialiste de la Résistance, groupuscule radical, auquel appartint François Mitterrand.

En 1958, la tentation du gaullisme de gouvernement conquit les élus qui pensèrent que les anticipations de François de La Rocque se vérifiaient. L’essentiel du message fut ainsi transfusé après la guerre, jusque dans la constitution de la Ve République, sans que fut prononcé le nom de celui qui l’avait porté ».

L’historien Jean Lacouture écrit ainsi que François de La Rocque « annonça aussi le second gaullisme, exprimé soit au sein du RPF de 1947, soit par le projet de « participation » (l’« association capital-travail ») formulé dès 1938 dans son livre Service public, projet que de Gaulle reprit et encouragea jusqu’à sa retraite. ».

Même si la grande majorité des historiens s’est rallié à une vision modérée du PSF, des clichés demeurent quant à son attachement à la République.

Le PSF est un grand méconnu de la politique française, son envolée électorale étant brisée par la défaite de 1940. Il sera cependant une étape essentielle entre les partis de droite de la IIIe République (partis de cadres et de notables souvent formés à partir de leurs groupes parlementaires) et ceux d’après 1945 (partis de masse, populaires, disposant de militants).

L’antécédent Croix-de-feu laisse peser le soupçon sur le PSF, longtemps considéré par ses adversaires comme « fasciste ». Cependant, des Croix de feu au PSF, l’histoire du mouvement politique de François de La Rocque est celui d’un glissement progressif d’une droite dure vers le centre-droit, à l’inverse du mouvement du Parti populaire français (PPF, fasciste). D’ailleurs, l’extrême-droite (Action française et PPF notamment) s’est toujours opposée au PSF. Pour sa part, le PSF a refusé de participer au « Front de la liberté » créé en 1937 par le PPF.

C’est ce que considèrent de plus en plus les historiens qui estiment que l’énorme succès du PSF de François de La Rocque, qui restera toujours attaché à la légalité (notamment pour faire échouer le putsch du ), évitera aux classes moyennes françaises de tomber dans le fascisme, au profit du projet d’une république présidentielle, qui anticipe plutôt le gaullisme.

Le premier historien à avoir lancé ce thème est René Rémond qui écrit en 1952 : « Loin d’avoir représenté une forme française du fascisme devant le Front populaire, François de La Rocque contribua à préserver la France du fascisme ».

Jacques Nobécourt affirme aussi : « La Rocque évita à la France l’aventure du totalitarisme avant guerre. Et, pendant les années de Vichy, il fut la figure même du pétainiste-résistant »

Ainsi, pour Jean Lacouture, « On le répétera jusqu’à satiété s’il le faut : le mouvement de François de La Rocque n’est ni fasciste, ni extrémiste. Il a montré à quel point il réprouvait l’activisme en faisant échouer par son immobilisme le coup de force déclenché par l’extrême-droite contre le Palais Bourbon, le 6 février 1934. Et, trois ans plus tard, en sabotant par son abstention la création du Front de la liberté, machine de guerre montée contre le Front populaire par Jacques Doriot, authentique fasciste, lui. »

D’autres historiens, minoritaires, tels Robert Soucy ou Michel Dobry considèrent cependant que les Croix-de-Feu et le PSF portaient une potentialité de fascisme, qui ne s’est cependant jamais exprimée.

Cette liste ne comprend pas les Croix-de-feu qui n’ont pas adhéré au PSF, par refus, en général, de la ligne modérée suivie par François de La Rocque.

Membres du comité exécutif :

Commission administrative permanente : François de La Rocque, Noël Ottavi, Edmond Barrachin, Charles Vallin, Joseph (dit Jos) Levet, responsable de l’Île-de-France et la Normandie (les deux plus importantes délégations), Gaston Rouillon, responsable de la province, Philippe Verdier (secrétaire général), Varin.

Bureau politique : Edmond Barrachin, Pierre de Léotard, Hubert Borel, de Nadaillac (ancien député de la Nièvre), Denys Cochin.

Les 6 députés élus en 1936 :

Les 2 ralliements de parlementaires après l’élection :

Les 3 élus lors de partielles :

Adjoints de Raymond Andrès : Georges Thouveny, Jean-Philippe Grange , directeur du bureau politique régional et directeur du bureau politique de la Fédération mosellane de 1936 à 1939, Jean-Marie Glatigny (ingénieur à Nancy), délégué régional des EVP, administrateur de la société ESLO, qui édite en 1937-1938 le périodique lorrain du PSF, L’Espoir lorrain, Paul Ducos de la Haille (agent d’usine à Metz, administrateur de la société ESLO ), Cambrai, inspecteur régional du Petit journal, Marius Aigrain, délégué régional adjoint en 1939.

Vice-présidents en 1936 : Raoul Nanty, ancien délégué régional des Croix-de-feu, Maurice Gustave, Pierre Couillard, industriel à Nancy. Secrétaire général : Paul Moench, industriel à Nancy, futur délégué départemental du RPF . Vice-présidents en 1937-1938 : Louis Messager , directeur du bureau politique, René Méligne Secrétaire général : Gaston Vincent, industriel à Nancy, administrateur-délégué de la société ESLO. Membres du comité fédéral : René Méligne, délégué à la propagande, Desarmoise, délégué aux EVP, Georges Dussaussois, directeur de L’Espoir lorrain, Jean d’Arbonneau (président de la circonscription de Nancy), le commandant Aubrion (président de la circonscription de Longwy), André Ferrand et Henri Lanrezac .

Vice-présidents : Louis Messager, Cambrai Secrétaire général : René Klaine. Autres cadres notables : André César-Millery , président de la Société lorraine d’éditions qui édite à Nancy en 1939 le Flambeau de Lorraine, Raoul Levard, administrateur de la Société lorraine d’éditions, secrétaire général des Établissements Gouvy à Dieulouard.

Vice-présidents : Marius Aigrain, Albert Clapeau, Jean Murez, président de la section de Thionville. Secrétaire général : Georges Thouveny.

Vice-présidents : Alfed Dicop, comptable à Metz, commissaire aux comptes de la société ESLO, Vouriot.

Autres cadres et membres notoires : Georges Ditsch, futur maire MRP de Thionville , Paul Durand (rédacteur en chef de 1929 à 1960 du quotidien catholique messin Le Lorrain, Croix de feu revendiqué, fondateur des « Malgré-nous » de Metz, membre du Front lorrain, président de la fédération diocésaine des Amicales de l’enseignement catholique, élu en novembre conseiller municipal de Metz : rompt à cette occasion avec le PSF, adjoint au maire de Metz en 1945 et de 1953 à 1970 ).

Georges Bertrand 1936 – 1939. Vice-président : Fernand Barinet, président de la circonscription de Saint-Mihiel. Trésorier et délégué à la propagande : Pierre d’Herbécourt, Michel Ober, délégué aux EVP, ancien membre du comité de la section des VN de Bar-le-Duc, de la famille des Ets Paul Ober, petits industriels.

( Commandant) Roger Deyber 1936 – 1939. Adjoints : Me Jean Perrout, délégué à la propagande, Robert Theisen, directeur du bureau politique lime squeezer stainless steel, Urban, délégué aux EVP, Croix de feu, et Fiquet.

Ont été Croix de feu puis PSF des élus et notables comme Jean Bouloumié, maire et conseiller général de Vittel.